mercoledì , 5 agosto 2020

Rapine e Sicurezza: il caso di Asti

Un contributo di Luisa Rasero, segreteria Confederale CGIL Asti

luglio 31, 2015 6:28 pm Leave a comment A+ / A-
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635-02800001La città in cui vivo, Asti, è stata recentemente turbata da un terribile episodio, la brutale uccisione della titolare di una tabaccheria.
La dinamica è stata, appunto, talmente brutale (più di 40 coltellate) che l’opinione diffusa in città era che non si trattasse di una rapina. Si pensava ad altri scenari: una vendetta, il gesto di uno squilibrato…..
Invece il colpevole è stato individuato, è reo confesso, e si tratta proprio di una rapina. Una rapina messa malamente in atto da persona non del ‘mestiere’, incensurato, con un lavoro, padre di tre figli di cui una affetta da malattia rara e necessitante di cure costose. E quindi i debiti, e forse c’entra pure il vizio delle slot machines. Costui si è improvvisato rapinatore senza avere la professionalità e il sangue freddo necessari. Quando la signora ha iniziato a urlare, è andato in panico ed ha iniziato a colpirla con il coltello per ‘farla stare zitta’. Sono i casi in cui il cervello probabilmente va in corto circuito.
Questo induce ad alcune riflessioni.
La situazione economica del nostro Paese non fa prevedere miglioramenti significativi nel breve periodo, i timidi accenni di ripresa non sembrano riverberarsi sull’occupazione. In periodi di disagio non si può escludere che qualcuno perda la testa, non possono essere escluse tentate rapine da parte di persone disperate, inesperte, quindi massimamente pericolose.
Le misure di sicurezza disposte dalle aziende di credito sono orientate, più che a proteggere dipendenti e clienti, a ridurre l’accessibilità del denaro contante, nella convinzione che tale azione di deterrenza sia la più idonea a scoraggiare le rapine. Il che può essere vero nei confronti di rapinatori professionisti, non lo è affatto per i disperati, anzi l’impossibilità di prendere i soldi e scappar via potrebbe spingerli a reazioni violente e inconsulte.
Se quanto sopra corrisponde al vero, è sempre più indispensabile che i colleghi e le colleghe a contatto con il pubblico ricevano adeguata formazione antirapina, da aggiornarsi periodicamente, in modo da saper gestire adeguatamente potenziali situazioni difficili, evitando reazioni che potrebbero far degenerare le dinamiche degli episodi criminosi. Paradossalmente, i rapinatori improvvisati non devono essere spaventati, se si vuole evitare il peggio….
Ovviamente, nessuno può garantire che il peggio non si produca ugualmente, né la formazione previene sempre e comunque le reazioni di panico. Ma è certo che l’assenza di ogni tipo di formazione espone sicuramente ad un maggior pericolo mentre, al contrario, è molto probabile che i corretti insegnamenti ricevuti tornino alla mente in caso di bisogno. Forse, se la povera signora di Asti avesse ricevuto della formazione per gestire un evento del genere, l’epilogo sarebbe stato meno tragico.
Occorrerà poi valutare, in base all’evoluzione dei prossimi mesi, se non sia opportuno ritornare, nelle aziende bancarie, a misure di salvaguardia più direttamente orientate alle persone.
P.S.: la famiglia della signora uccisa, benestante e conosciuta in città, ha deciso di accollarsi le spese per le cure mediche della bambina malata, figlia dell’uccisore. Non servono commenti.

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