Torino–Asti, 18 novembre 2025
Le nuove indiscrezioni di stampa sull’interesse di ulteriori gruppi bancari – tra cui ora anche UniCredit, oltre ai già citati Credem e Banco BPM – continuano a porre l’attenzione morbosa sul futuro della Banca di Asti e sulle ricadute potenziali per lavoratrici, lavoratori e territori.
La Fisac Cgil Piemonte sottolinea che il tema centrale non è la lista dei pretendenti, né l’eventuale minore o maggiore sovrapposizione territoriale tra gruppi: il vero nodo, sottolinea Cinzia Borgia, Segretaria Generale Fisac Cgil Piemonte, “è che qualsiasi aggregazione rischia di mettere in discussione il modello di banca tradizionale, oggi sempre più residuale nel sistema finanziario italiano.”
Un ingresso in un grande gruppo comporterebbe con ogni probabilità:
• una riduzione della rete sportellare,
• un indebolimento del presidio territoriale nelle province di Asti, Biella, Vercelli e Cuneo
• una destrutturazione dell’attuale assetto che oggi garantisce un rapporto diretto con cittadini, famiglie e imprese locali.
Negli ultimi anni la desertificazione finanziaria è già una realtà preoccupante in Piemonte: oltre il 60% dei Comuni è senza sportelli bancari, con centinaia di migliaia di cittadini che vivono in territori ormai privi di servizi essenziali. Un’ulteriore concentrazione rischierebbe di aggravare questo processo.
“Il punto non è chi compra – è che cosa si rischia di perdere”, dichiara Borgia: Un’eventuale aggregazione potrebbe cancellare un modello di banca radicata nel territorio, a meno che non avvenga con soggetti strutturati allo stesso modo, ipotesi oggi sempre più rara.”
“Serve una riflessione complessiva – aggiunge la Segretaria – perché la presenza bancaria non è solo un tema industriale, ma un fattore di coesione sociale. Non possiamo permettere che scelte guidate solo da logiche finanziarie impoveriscano ulteriormente le nostre comunità.”
“I soggetti istituzionali che attualmente detengono la maggioranza attraverso un patto parasociale” – aggiunge Enzo La Montagna, Coordinatore Fisac Cgil Banca di Asti – “hanno la possibilità di gestire la riduzione della partecipazione imposta dal MEF facendo entrare altri soggetti istituzionali che non abbiano come unico scopo la massimizzazione del dividendo, salvaguardando così l’attuale modello“.
Fisac CGIL Piemonte – Cinzia Borgia
Fisac CGIL Banca di Asti – Enzo La Montagna















