venerdì , 18 ottobre 2019

Austerity Ue? Ha creato povertà e disoccupazione

aprile 8, 2015 9:50 am Leave a comment A+ / A-
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austerityL’ultimo studio del think tank Bruegel accusa le politiche di contrazione della spesa pubblica nei paesi in cui non era necessario. In aumento il divario tra le nazioni del Nord e del Sud Europa. La soluzione? Strategie in favore della domanda, e una revisione dei sistemi nazionali di tasse e benefici sociali per una maggiore equità sociale tra ricchi e poveri”

MILANO – L’Europa? Ha preferito salvaguardare gli interessi di cittadini “anziani” e pensionati piuttosto che i giovani. Ha salvato le banche e concesso sgravi fiscali alle imprese, ma ha aumentato il carico fiscale medio per tutti gli altri. Inoltre, ha fatto pressioni per l’introduzione di politiche di austerity sui conti pubblici anche in quei paesi in cui non era necessario né urgente per la salvaguardia dei conti pubblici. La conseguenze? Un aumento generalizzato della povertà e della disoccupazione in seguito alle politiche che hanno penalizzato la crescita economica, oltre a un aumento del divario tra le nazioni del Nord e del Sud dell’Europa

A sostenerlo è l’ultimo “rapporto” del gruppo di studio Bruegel di Bruxelles, il quale ha analizzato i costi della linea di austerity adottata nell’Ue per affrontare la crisi. Bruegel, oltre a rifarsi al pittore del rinascimento fiammingo, è l’acronimo per Brussels European and Global Economic Laboratory, un gruppo di riflessione politico-economico internazionale: ha iniziato la sua attività nel 2005, guadagnando consensi e imponendosi come uno fra i più importanti think thank europei e mondiali; tanto che nel 2012 è stato nominato “Think Tank dell’anno” dal periodico economico britannico Prospect per la sua analisi sulla crisi economica dell’eurozona.

“L’Europa – si legge nell’abstract dello studio – si trova davanti grandi sfide legate alla povertà, alla disoccupazione alla polarizzazione tra Nord e Sud che intacca le condizioni di vita dei suoi cittadini e impatta negativamente la crescita economica nel medio e lungo termine”. Inoltre “il consolidamento di bilancio ha acuito i disagi sociali. Nei paesi vulnerabili non c’era alternativa al consolidamento fiscale, ma nella maggior parte dei paesi europei e a livello aggregato in tutta l’Unione, il consolidamento è stato prematuro” rispetto al ciclo economico. La spesa sociale è stata ridotta rispetto ad altre categorie di spesa, ma i costi per le casse dello Stato per il salvataggio delle banche sono stati molto alti. Inoltre, mentre gli intevrnti fiscali hanno favorito la creazione di posti di lavoro il carico fiscale generale è diventata maggiore”.

Il tutto ha comportato livelli di protezione molto diversi tra generazioni. “C’è un divario generazionale crescente tra gli anziani ei giovani, in termini di indicatori sociali. La spesa sociale per gli anziani è stata favorita rispetto alla spesa per le famiglie, i bambini e la scuola. Ecco perché c’è il serio rischio di perdere una generazione in diversi stati membri che minerebbe le prospettive di crescita nel medio e lungo periodo per l’intero continente, aggiungendo costi umani e sociali”, avvertono gli analisti del Bruegel.

Come dovrebbe comportarsi Bruxelle e di concerto i governo dei singoli Stati? Occorre, secondo gli economisti di Bruegel, una cambio di strategia anche brusco: “Politiche forti, che includano coraggiose riforme strutturali, strategie in favore della domanda, e una revisione dei sistemi nazionali di tasse e benefici sociali per una maggiore equità sociale tra ricchi e poveri”.

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